GENTILONI A LEFT: E’ IL MOMENTO DI LINGOTTO 2 NON DI CONGRESSO
(AGI) - Roma, 28 nov. - Quale voto darebbe oggi Paolo Gentiloni, al Partito democratico? Alla domanda postagli in un intervista dal mensile Left, il responsabile dell’area comunicazioni PD risponde che “Il partito si e’ tranquillamente guadagnato la sufficienza. Le elezioni sono state perse ma nessuno avrebbe mai scommesso su una vittoria. Nel contesto della sconfitta elettorale, il Pd ha affermato una forza notevole, anche se dopo il 14 aprile ha subito un periodo di incertezze tipico di quando si perde. E nelle ultime settimane ha fatto vedere una forza intatta. Ma bisogna sapere che per i partiti politici gli esami non finiscono mai”. Gentiloni interviene anche sul dibattito interno al PD e sulle rivalita’ emerse in questi ultimi tempi: “Dio ci guardi da un partito senza divergenze di opinioni e senza confronto. Tuttavia questo confronto adesso rischia di essere vissuto all’esterno come una competizione fra persone che appartengono a un album di famiglia diverso da quello del Pd e inerente a una sola componente del partito. E’ una vicenda che si prolunga da troppo tempo. Ha fatto bene Walter a lanciare il “Lingotto 2″. Vuol dire: basta con le discussioni incomprensibili a chi non fa parte di quell’album di famiglia”. Di qui la decisione di non fare il congresso e di “affrontare le questioni con il “Lingotto 2″. Adesso il partito deve mettersi in carreggiata sui problemi: l’Europa, il modo di affrontare la crisi, le riforme istituzionali, la legge elettorale, le alleanze, il tipo di partito che vogliamo costruire. C’e’ un percorso da individuare. Come gruppo dirigente, abbiamo fatto un errore, ossia pensare che un’iniziativa politica di successo come la manifestazione del Circo Massimo potesse mettere la sordina alle discussioni”. Infine per quanto riguarda il caso Villari per Gentiloni si tratta di un ‘episodio che contribuisce ad abbassare il credito della politica italiana. Trasmette un’idea cattiva della politica, che sarebbe fatta da persone che prescindono dalle scelte ideali quando sono in gioco privilegi e poltrone. Per essere chiari: siamo in presenza di un esponente nominato, piu’ che eletto, in Parlamento, a causa dell’attuale legge elettorale, il quale alla prima occasione di poter essere votato dallo schieramento opposto, si mette contro il partito che lo aveva nominato eletto’. (AGI)
Red/Aaa