GIUSTIZIA: LIBERAL, I COSTITUZIONALISTI SU PROPOSTA MANCINO

(AGI) - Roma, 8 feb - Negli ultimi giorni si e’ tornato a parlare della possibile reintroduzione dell’immunita’ parlamentare, prevista dall’articolo 68 della Costituzione e soppressa nel 1993, per colpa dell’abuso che se n’era fatto sotto Tangentopoli. Dopo che anche Nicola Mancino, vice presidente del Csm, si e’ detto favorevole al suo ripristino, il quotidiano Liberal ha chiesto a cinque presidenti emeriti della Consulta cosa ne pensano dell’eventualita’ che lo “scudo” per i parlamentari ritorni nel nostro ordinamento. Per Cesare Mirabelli (presidente della suprema Corte dal febbraio al novembre 2000) se da un lato “ripristinarla con gli aggiustamenti dovuti e’ un percorso corretto e adeguato in vista della soluzione dei problemi che vengono politicamente segnalati”, e’ pur vero che in virtu’ della vigente legge elettorale, quello attuale e’ un parlamento di nominati piu’ che di eletti “obiezione - dice Mirabelli - che si potrebbe soddisfare prevedendo una maggioranza qualificata per concedere l’immunita’ come ora accade per l’amnistia o l’indulto. D’altra parte, quando si tratta di trovare un meccanismo attuativo, i mezzi correttivi si trovano sempre, soprattutto se si intende percorrere la via lineare del ritorno all’immunita’ parlamentare, la via retta rispetto alle vie tortuose che si sono finora ipotizzate”. Per Annibale Marini, presidente della Consulta tra il 2005 e il 2006, “ci troviamo di fronte a un momento caratterizzato demagogicamente che ha prodotto risultati molto negativi, per questo ritengo che la proposta del vicepresidente del Csm Nicola Mancino vada senz’altro sottoscritta. I ritorni al passato non sono sempre negativi e in questo caso ritengo sia molto opportuno e positivo e potrebbe contribuire a far decantare il clima attuale”. Piero Alberto Capotosti (marzo-novembre 2005) e’ convinto che “la reintroduzione dell’autorizzione a procedere con legge costituzionale sarebbe un fatto positivo, ma sarebbe opportuno pensare a quella norma con alcuni aggiustamenti determinati soprattutto dalla presenza di un sistema maggioritario bipolare diverso dal proporzionale che era in vigore quando fu pensata la Costituzione. Il maggioritario - sostiene Capotosti - impone, cioe’, che sia necessaria una maggioranza piu’ ampia per poter garantire il coinvolgimento del Parlamento. Il quorum alto potrebbe fugare i dubbi e la possibilita’ che possa trasformarsi da una immunita’ ad un’impunita’”

Aldo Corasaniti, che ha assolto l’incarico di presidente dell’Alta Corte proprio nella fase terminale della “prima Repubblica” (luglio 1991-novembre 1992), spiega di vedere nel Quirinale un punto di riferimento essenziale: “si e’ comportato benissimo, senza faziosita’, apprezzo tutto quello che ha fatto anche rispetto ai temi della giustizia. Sull’immunita’ parlamentare credo ci si possa limitare a un rilievo: c’era gia’ nella nostra Costituzione, poi abbiamo deciso di abbandonarla”. Quell’istituto, secondo Riccardo Chieppa, eletto alla guida della Consulta dieci anni piu’ tardi (2002-2004) “e’ una via percorribile e migliore di tante altre, perche’ capace di garantire maggiore trasparenza”. La politica ha bisogno di “coperture complesse”, dice ancora Chieppa a Liberal, “e poi la ricerca di soluzioni diverse dall’immunita’, in questi anni, ha prodotto incongruenze e imbarazzi sia tra gli esponenti politici che nella magistratura”.(AGI) com