(AGI) - Napoli, 6 dic. - Piu’ procedimenti penali, dunque, sono finiti sotto la lente di ingrandimento dei magistrati perche’ avevano un’unica matrice, il controllo capillare esercitato sul territorio dal clan. La gestione del ciclo del calcestruzzo, ad esempio, arrivava attraverso il controllo diretto di quattro grandi impianti. La realizzazione del centro commerciale “Il Principe” di Villa Briano, investimento da 43 mln di euro per oltre 470 posti di lavoro era poi in capo a Nicola Di Caterino, cugino un esponente storico dei Casalesi, Giuseppe Russo, detenuto al 41 bis, e al fratello di questi Massimo, arrestato nel 2009 dopo una lunga latitanza. Entrambi, poi, sono in rapporti di parentela, attraverso la moglie, con il parlamentare Pdl Nicola Cosentino. Di Caterino ha come ’soci’ l’ex sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano, e Luigi Corvino, figlio di Gaetano, sindaco di quel comune negli anni ‘90. Cristiano e Corvino sono formalmente estranei all’investimento, ma protagonisti delle elezioni comunali del maggio 2007 la cui legittimita’ e’ inficiata da una serie di brogli tra i quali la promessa di posti di lavoro proprio nel centro commerciale in cambio di voti, apparsa piu’ credibile, scrive la procura napoletana, con il “fittizio avvio del cantiere reso possibile dai fondi concessi” da esponenti della criminalita’ a tassi usurai agli imprenditori ciociari Francesco Alberto e Mauro La Rocca, padre e figlio arrestati oggi. Per comprendere la capillarita’ dei brogli elettorali, basti pensare che sul ridotto campione preso in esame dai pm delle consultazioni di maggio 2007, sono ben 60 i casi in cui personaggi vicini al clan con documentazione falsa procurata da compiacenti impiegati comunali hanno espresso un voto al candidato della camorra sostituendosi a chi non poteva votare, come disabili o anziani, e persino a chi non lo faceva per motivi religiosi come i testimoni di Geova. Posti di lavoro vengono promessi, sempre in cambio di preferenze elettorali, anche nelle cooperative Punto H e Agape, che fanno capo a un altro parente dei Russo. A Mauro La Rocca, poi, titolare della ditta appaltatrice dei lavori del centro, In.Ge.Cos srl, doveva andare il finanziamento di Unicredit sbloccato dall’intervento di Cosentino con l’appoggio di funzionari di banca compiacenti e appoggiato su una fideiussione poi rivelatasi falsa. L’intreccio politica-camorra si ripete puntualmente nelle elezioni del 2010, tanto che il 18 novembre scorso il consiglio comunale viene sciolto dopo le dimissioni di 11 consiglieri comunali e affidato al vice prefetto Luigi Armogida dal prefetto di Caserta Ezio Monaco. Oltre che arresti, Dia e carabinieri hanno notificato decreti di perquisizione e di sequestro beni per 100 milioni di euro, tra cui gli impianti per la produzione di calcestruzzo. (AGI) Lil