CENSIS: GLI ITALIANI SI SCOPRONO ‘CENTRALISTI’
Martedì, Aprile 29th, 2008(AGI) - Roma, 29 Apr. - Gli italiani si scoprono ‘centralisti’: e’ il sorprendente dato che emerge dall’indagine condotta dal Censis sulle richieste al nuovo governo. In una tornata elettorale in cui il localismo come orizzonte politico di costruzione del consenso elettorale e’ stato dominante, spicca infatti la domanda crescente di potenziare il ruolo dello Stato centrale, garante dell’equilibrio tra le varie parti del Paese.
Dalle interviste svolte a 2.000 italiani all’uscita dei seggi nelle ultimi elezioni politiche, il Censis segnala un sorprendente aumento di quelli convinti che in una nuova distribuzione di poteri tra le istituzioni occorre privilegiare il ruolo dello Stato centrale per assicurare l’equilibrio tra le varie parti del Paese. La relativa quota e’ passata dal 33,3% del 2001 al 46,1% del 2006 sino al 47,5% del 2008. E parallelamente diminuisce, invece, la quota che richiama il potenziamento delle Regioni come rappresentanti degli interessi dei diversi territori (dal 39% del 2001 al 31,8% del 2006 al 28,4% del 2008), mentre risale solo lievemente (dal 22,1% del 2006 al 24,1% del 2008, dopo che era calato rispetto al 2001 quando il dato era risultato pari al 27,7%) la quota che vuole dare piu’ potere a Comuni e Province perche’ sono le istituzioni piu’ vicine ai cittadini.
Alla richiesta di potenziare un soggetto centrale capace di condensare le dimensioni territoriali piu’ micro, si affianca la reiterata centralita’ della famiglia come soggetto sociale che, secondo oltre il 72% degli italiani (era stato il 56,1% nel 1996, il 23,2% nel 2001), deve essere sostenuto dallo Stato per migliorare il benessere complessivo della societa’ italiana.
Cala, invece, il consenso verso le imprese che sono indicate come il soggetto da sostenere per il benessere collettivo dal 16,9% degli attori, quando erano state indicate dal 23,2% nel 2001 e dal 24,7% nel 1996.
Dal governo, gli italiani, fortemente condizionati dalla percezione di vulnerabilita’ socioeconomica di cui l’erosione del potere d’acquisto e’ in questo momento l’espressione piu’ manifesta, si aspettano poi, non solo una riforma della politica e delle istituzioni, quanto interventi razionalizzatori sulla spesa pubblica. E’ forte l’attenzione verso la spesa pubblica: rispetto ai settori dove va aumentata emerge il riferimento alle infrastrutture (indicate dal 10,4% nel 1996 e dal 24,2% nel 2008, +13,8%), ai servizi pubblici come trasporti e rifiuti (+6,7%), alle spese per ordine pubblico e giustizia (+6,5%) nonche’ alle prestazioni previdenziali citate dal 27,6% nel 1996 e dal 33,9% nel 2008. Nel tempo e’ dunque cresciuta la quota di elettori che chiede maggiori investimenti pubblici nelle infrastrutture e anche nei servizi pubblici essenziali come trasporti e rifiuti. (AGI)
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