(AGI) - Roma, 31 lug. - All’indomani del clamoroso annuncio di dimissioni fra due mesi da parte del primo ministro israeliano Ehud Olmert, indagato per corruzione, il leader dell’opposizione conservatrice Benjamin Netanyahu ha chiesto pubblicamente la convocazione di elezioni politiche anticipate, a prescindere dall’esito delle primarie in seno a Kadima, il partito centrista guidato da Olmert, che soltanto dopo la nomina del successore intende farsi da parte. “Questo governo e’ arrivato al capolinea, e non ha alcuna importanza chi diverra’ capo di Kadima”, ha tagliato corto Netanyahu, a sua volta ex premier, intervistato dalla radio statale. “Sono tutti implicati nel totale fallimento del governo in carica. L’assunzione di responsabilita’ nei confronti della Nazione esige un ritorno al popolo, e dunque nuove elezioni”, ha aggiunto Netanyahu. Per l’eventualita’ in cui si tornasse anzitempo alle urne in Israele, i sondaggi lo danno in netto vantaggio insieme al suo partito Likud, cui un tempo lo stesso Olmert apparteneva.
Tzipi Livni, dal canto suo, chiede l’unita’ in e attorno a Kadima. Il ministro degli Esteri israeliano, impegnata nella corsa alla leadership del partito fondato da Ariel Sharon dopo il preannuncio di dimissioni da parte di Ehud Olmert, ha invitato tutti i partiti a un programma che ha nel rafforzamento della sicurezza del Paese rispetto alle minacce esterne il punto centrale. “Kadima e’ il partito che puo’ guidare questo processo”, ha detto Livni ai cronisti dopo un incontro alle Nazioni Unite con il segretario generale, Ban Ki-moon, “faro’ loro appello affinche’ possano condividere questa agenda e mettere da parte i calcoli interni”.
Quanto al processo di pace, Livni ha assicurato che Israele continuera’ a cercare di raggiungere un accordo con loro entro l’anno.
Nel campo del radicalismo palestinese si esulta per l’abbandono di Olmert, che Hamas considera “una vittoria per i palestinesi” . La decisione del premier israeliano e’ “il segnale del deteriorarsi della vita politica in Israele”, ha dichiarato, Sami Abu Zuhri, portavoce del movimento islamista nella Striscia di Gaza. La Jhiad islamica ha commentato sul suo sito web che le dimissioni sono un risultato della strategia di Hezbollah e degli attacchi dei palestinesi con il lancio di razzi su Israele.
I moderati di Fatah la pensano diversamente ma sono pessimisti. Il negoziatore palestinese nel processo di pace, Saeb Erekat, ha detto all’emittente radiofonica “Voce della Palestina” che “la situazione interna di Israele si tradurra’ in un ulteriore inasprimento della repressione nei confronti del palestinesi, con nuovi omicidi e altri spargimenti di sangue”.(AGI)
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