(AGI) - Roma, 27 lug. - La polemica tra Lega e Pdl sulla presenza militare italiana in Afghanistan si allarga alle altre missioni internazionali, come il Libano e i Balcani. E non basta a placarla la tregua siglata dal governo di Kabul e dai talebani proprio nell’area nordoccidentale del paese, dove e’ stanziato il contingente tricolore.
E’ toccato a Roberto Calderoli rilanciare il “Riportiamoli a casa” pronunciato da Umberto Bossi, e ad aprire il dossier delle missioni internazionali. “Il Libano e i Balcani intanto lasciamoli. E sull’Afghanistan ragioniamo”, ha affermato il ministro per la Semplificazione. Il primo a reagire e’ stato il collega di governo Franco Frattini: “In Afghanistan stiamo lavorando anche per la sicurezza dell’Italia, e dunque anche per Calderoli”, ha detto da Bruxelles il capo della Farnesina, “Il governo ha una visione gia’ approfondita: le missioni internazionali sono un biglietto da visita dell’Italia nel mondo”. In sintonia con l’esecutivo, il segretario del partito Democratico, Dario Franceschini: “Questo non e’ il momento di far rientrare i ragazzi italiani dall’Afghanistan ma di far completare il loro lavoro. I nostri ragazzi hanno diritto di avere un governo e un parlamento che compattamente stanno alle loro spalle”.
Lo scontro politico schiaccia l’effetto rassicurante delle notizie che giungono dal fronte piu’ caldo. Il governo afghano ha siglato la prima tregua con i talebani, in vista delle elezioni presidenziali del 20 agosto. La tregua e’ in vigore da sabato nell’ area di Bala Murghab, nella provincia nordoccidentale di Badghis. Nell’area di Badghis e’ presente il contingente italiano. I negoziati per arrivare alla tregua sono durati, ha riferito il portavoce del presidente Hamid Karzai, una ventina di giorni, e si sono conclusi con l’accettazione dei talebani al ritiro da tre aree della provincia. Gli anziani dei villaggi, che hanno messo in campo tutta la loro autorevolezza nella mediazione, si sono assunti il compito di coordinare l’insediamento dei seggi elettorali e delle sedi dei candidati. Non vi saranno poliziotti a sorvegliare i seggi il giorno delle elezioni, condizione richiesta da parte talebana per la firma dell’accordo. I guerriglieri hanno smentito l’accordo, confermato invece da un loro sedicente rappresentante alla stampa locale. Yousuf Ahmadi, che in altre occasioni aveva espresso la posizione dei miliziani, ha voluto aggiungere che i talebani “non firmano accordi con il governo”, ma al tempo stesso che di questi accordi non v’e’ bisogno perche’ i miliziani sono “figli e fratelli dei civili”.
Quella del dialogo e’ la strada scelta dalla Gran Bretagna. Dopo il mese “horribilis” (19 militari morti dall’inizio di luglio) Londra propone alla Nato di cambiare strategia, tentando il dialogo e il “reinserimento” dei talebani moderati.(AGI)
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